Fumetti, Le Muse dell'Aedo

Intervista ad Amélie Fléchais

Dopo aver presentato le sue opere e averle dedicato una piccola gallery, é finalmente tempo di conoscere Amélie. Senza troppo indugiare passiamo subito alle domande. A dopo per le conclusioni!

Damiano: Prima di tutto vorrei che ti presentassi. So che non sei solo un’illustratrice ma hai anche lavorato ad alcuni progetti di animazione di tutto rispetto.

Amélie: Sono in realtà un’illustratrice e una concept artist per l’animazione. Mi sono laureata in animazione per il cinema, ma quando ho finito la scuola ho finalmente iniziato a lavorare al mio primo libro a fumetti, Il Sentiero Smarrito.
Durante lo stesso anno sono stata contattata dallo studio Cartoon Saloon nel quale avevo effettuato un tirocinio quando ero ancora una studentessa. L’esperienza é andata bene, sono stata assunta come decoratrice sul loro nuovo film intitolato Canzone del Mare.
Dopodiché la storia si ripete: lavoro per tre quarti del tempo come autore di libri, mentre nel quarto restante lavoro freelance per il cinema d’animazione come concept artist o talvolta come decoratrice.
Finora ho pubblicato 4 libri: Il Sentiero Smarrito, Lupetto Rosso, L’Uomo MontagnaBergères Guerrières (non ancora tradotto in Italia) e ho lavorato in parallelo su diverse produzioni per diversi studi come Cartoon Saloon, Dreamworks, Pixar e Hornet.

D: Veniamo subito a qualche domanda sulle tue opere, e in particolare partiamo dalla tua prima pubblicazione. Una cosa che mi ha colpito é la scelta di usare il bianco e nero in buona parte de Il Sentiero Smarrito, che mi sembra abbastanza inusuale come scelta in un fumetto per bambini. Da dove é nata questa idea?

A: Questa domanda mi viene fatta molto spesso. Lo scopo dell’alternanza b/n con il colore é quello di richiamare alla mente vecchi libri di storia, che si alternavano tra piccoli disegni in bianco e nero e bellissime pagine a colori.
Quando ero piccolina non vedevo l’ora di arrivare alla pagina a colori, e ho voluto ricreare questa aspettativa anche nel mio libro. Inoltre questo permette anche di strutturare la lettura in capitoli e di fornire ai lettori informazioni sugli stati d’animo dei personaggi.

D: Venendo invece a Lupetto Rosso, questa a tutti gli effetti é stata la tua prima opera “in solitaria”. Come è nata l’idea di quest’opera e quali sono le differenze che hai incontrato nel lavorare da sola piuttosto che insieme a uno sceneggiatore?

A: In origine Lupetto Rosso era un piccolo lupo verde, il quale é stato il protagonista del cortometraggio che ho creato alla fine dei miei studi. La storia era completamente diversa. Poi un giorno, per caso, mi sono trovata senza una matita verde e con solo una matita rossa nel mio kit, quindi ho disegnato il mio lupetto con un mantello rosso.
Guardandolo con attenzione ho pensato che fosse un po’ come la piccola Cappuccetto Rosso e l’idea di avere un lupetto, invece della piccola bambina, mi ha subito soddisfatto!
Da quel momento la storia si é auto-creata poco a poco e ho cominciato a fare illustrazioni che mi hanno poi guidato nella scrittura.
Un giorno il mio editore, che mi aveva già seguito su Il Sentiero Smarrito, ha visto questa ricerca e ha amato l’idea, e ha deciso di appoggiarmi anche su questo nuovo progetto.
Quindi, in fin dei conti, non sono stata completamente sola e dopo Il Sentiero Perduto, che era un grande malloppo di quasi 90 pagine ricco di tratti fini, ho potuto sperimentare questo nuovo progetto come un bel passatempo!

D: Lupetto Rosso può essere catalogato più come fiaba illustrata che come fumetto di per sé. Sebbene questa distinzione sia alquanto labile e forse anche insensata, c’é qualche differenza nella progettazione e nel metodo di lavoro per questi due tipi di opere?

A: Diciamo che in un libro illustrato e in un fumetto la storia non viene raccontata allo stesso modo.
Nel fumetto ci si concentra sulle azioni, sulle espressioni e sulla sceneggiatura, mentre in un libro illustrato vengono evidenziate l’atmosfera e immagini bellissime che richiedono tempo per essere ammirate.
In Lupetto Rosso il mio obbiettivo era di invogliare il lettore a immergersi in un mondo di racconti, così ho pensato che l’illustrazione fosse il mezzo migliore.

D: Con L’Uomo Montagna invece sei tornata ad occuparti solo dei disegni. Prendendo come esempio questa storia, ci puoi spiegare da dove trai la tua ispirazione per disegnare? Solitamente lo sceneggiatore ti fornisce dei chiari punti da seguire o preferisci avere completa libertà?

A: Per L’Uomo Montagna, Séverine Gauthier (lo sceneggiatore) mi ha contattato perché pensava che il mio universo (artistico) potesse funzionare bene con il suo, e in effetti così é stato.
Naturalmente abbiamo discusso dell’aspetto grafico, ma in generale mi ha lasciato molta libertà per fare quello che avevo in mente. Volevo che questo libro avesse uno stile un po’ più “sciolto”, con un’inchiostrazione dinamica come quella di Tayou Matsumoto. In realtà il risultato finale è molto lontano da quello che avevo in mente, ma sono comunque molto contenta del risultato!
Per quanto riguarda i colori, ho cercato di riprodurre le atmosfere che ho potuto vedere durante le mie vacanze in montagna e inoltre volevo anche toni morbidi e caldi per controbilanciare la malinconia dell’avventura.

D: So che quest’estate é uscita la tua ultima graphic novel (Bergères Guerrières) ancora inedita ma che speriamo di leggere presto in Italia. Ho notato che, a differenze delle altre tre storie che sono autoconclusive, questa sembra essere una serie. C’é una particolare ragione per cui avete optato per un’impostazione differente questa volta? Quali sono le differenze che si presentano quando si lavora a una serie piuttosto che a un one-shot? (anche a livello di rapporto con l’editore)

A: Con Jonathan Garnier (sceneggiatore di Bergères Guerrières) avevamo molte idee per questa storia, compresi personaggi e scene che volevamo sviluppare: avremmo avuto bisogno di un’enciclopedia per mostrare tutto! Di conseguenza l’idea di creare una serie é stata una scelta quasi obbligata.
Il vantaggio della serie é che ci permette di dedicare il tempo necessario a sviluppare il nostro universo, e allo stesso tempo possiamo anche rilasciare un volume all’anno. Un integrale avrebbe probabilmente richiesto 4 o 5 anni!
E poi ho sempre desiderato lavorare su una serie di libri dove posso far crescere i miei eroi: un po’ come Harry Potter, mio personaggio di riferimento!

D: Veniamo invece a domande più generali riguardanti il lavoro del fumettista. Cosa ti ha portato a decidere di dedicarti all’illustrazione e al fumetto? C’é un motivo particolare per cui hai scelto il target più giovane?

A: Sono cresciuta circondata da fumetti perché mio padre era un appassionato. Ed è un mezzo che mi ha sempre reso felice in quanto mescola le mie due principali passioni: raccontare storie e disegnare, così sembrava perfetto!
Tuttavia il lavoro di fumettista è estremamente precario: è difficile essere pubblicati, e ancor più difficile é viverci. Proprio per questa ragione ho scelto di studiare animazione, un mezzo che mi piace comunque molto e che offre migliori condizioni di lavoro.
Per ora mi sento più a mio agio nel campo dei fumetti per i più piccoli, perché sento che si adatta meglio al mio mondo e alle storie che voglio raccontare. Tuttavia in fututo voglio anche lavorare su progetti più adulti: dipenderà tutto dall’ispirazione del momento!

D: Quali tecniche preferisci? Preferisci il disegno digitale o rimani ancora affezionata alle tecniche tradizionali?

A: Tendo a preferire le tecniche tradizionali perché le trovo più spontanee: non si possono cancellare errori come in photoshop, ma a volte questo é il modo in cui creiamo “errori belli”. Inoltre sto ancora lavorando con la mia vecchia tavoletta Bamboo Wacom che risale al mio primo anno di studio, 10 anni fa… che non aiuta sicuramente ad apprezzare le tecniche digitali!

D: Cosa ti piace di più di questo mestiere?

A: La libertà che questo offre: nel fumetto si può dire tutto con tutti gli stili possibili e in tutte le forme possibili… è un po’ un sogno per un disegnatore 🙂

D: Infine, dato che nel blog ogni tanto mi piace parlare di editoria, vorrei chiederti un parere personale sull’attuale situazione dell’editoria francese: come é recepito il fumetto? E’ un mercato florido che permette buoni sbocchi professionali? E’ possibile vivere solamente facendo fumetti?

A: In Francia la situazione é leggermente meglio che in altri paesi, ma rimane un mercato difficile. Il mercato è “prospero”, stanno uscendo sempre più libri e c’è molta varietà. Tuttavia parallelamente gli autori sono pagati sempre meno e diventa molto complicato vivere con la nostra professione.
Mi interrogo spesso sul mio futuro lavoro in questo campo e mi ritrovo sempre più spesso a pensare di lavorare a tempo pieno nell’animazione se nulla cambia nel giro di qualche anno. Tuttavia amo lavorare sui miei progetti personali e mi dispiacerebbe smettere di pubblicare libri. Quindi incrocio le dita e spero che le nostre condizioni di lavoro migliorino 🙂


E così finisce l’intervista e il primo speciale del blog dedicato ad un singolo autore. Prima di salutarvi, voglio ringraziare di cuore Amélie per la pazienza che ha avuto: sono andato a disturbarla proprio nel periodo in cui era in tour per presentare il suo nuovo lavoro, e probabilmente (immaginando i tempi di pubblicazione degli albi a fumetti) era anche al lavoro sul seguito della serie. Nonostante tutto ha trovato il tempo per rispondere alle domande in modo dettagliato e spontaneo, e per questo mi sento di farle un grande GRAZIE. Inoltre, informazione di servizio, l’intervista é stata condotta via mail e in francese, quindi ciò che leggete é una traduzione libera (ma il più possibile fedele) delle risposte originali dell’autrice. (Quindi un grazie va a anche a Google Translate, dato che erano 11 anni che non parlavo francese e non é che ricordassi tantissimo).

Prima della fine dell’anno vorrei fare un post nel quale vi parlo di come é andata questa prima esperienza dello speciale e di come probabilmente il tutto si evolverà nel futuro. Intanto se avete feedback, consigli o idee riguardo alla rubrica mi farebbe molto piacere parlarne con voi nei commenti.

Per adesso non mi resta che sperare che voi abbiate apprezzato l’intervista e lo speciale e augurarvi buone letture! A presto!

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