Io pretendo la mia felicità (ho pagato tanto e adesso me la merito) – Rosaria Cascio

Le Muse dell'Aedo, Romanzi

Introduzione Il libro di cui parlo oggi è molto diverso dal solito. Non è un romanzo, non è un racconto breve, è l’insieme dei pensieri e dei vissuti dei ragazzi del liceo di Scienze Umane Regina Margherita di Palermo. Scritti da loro in prima persona. Un interessante esperimento di condivisione portato avanti dalla professoressa di italiano, Rosaria Cascio.

Ho avuto il piacere di ascoltarla parlare della nascita di questo libro, del suo rapporto con i ragazzi e del suo metodo educativo improntato sugli insegnamenti di padre Pino Puglisi, il sacerdote con cui è cresciuta. Puglisi ha lottato tutta la vita contro la mafia, cercando di sottrarle ragazzi che altrimenti sarebbero stati impiegati per rapine e spaccio. Attraverso attività e giochi, faceva capire loro che si può ottenere rispetto dagli altri anche senza essere criminali, semplicemente per le proprie idee e i propri valori. Per questo suo operato venne ritenuto una minaccia e quindi ucciso nel 1993. E’ il primo martire della Chiesa ucciso dalla mafia. Due anni dopo la sua morte venne fondata l’associazione LIBERA, con l’intento di aggregare, di coinvolgere e di sostenere tutti i soggetti interessati alla lotta alle mafie e alla criminalità organizzata; oggi è un network di oltre 1000 associazioni impegnati in questa lotta con concretezza e continuità.

Rosaria Cascio ritiene che fu grazie agli insegnamenti di padre Puglisi e a quelle esperienze che decise di svolgere il ruolo di insegnante. Il suo impegno è far conoscere le opere e il metodo del sacerdote presso scuole e gruppi di giovani in tutta Italia. Essa stessa si definisce, da donna e da insegnante, profondamente “puglisiana”.

Trama È possibile un rapporto diverso tra insegnante e alunno? Quanto è determinante star bene insieme a scuola per migliorare il proprio rendimento scolastico? Si può rimanere insegnanti autorevoli costruendo rapporti di amicizia con i propri alunni?

A queste e ad altre domande risponde involontariamente questo libro, raccontando una scuola che vuole stare al passo con i tempi, parlando la lingua dei giovani senza rinunciare alla presunzione di insegnare qualcosa.

Un libro per dirsi, allora, per ritrovarsi, per raccontarsi, per sostenersi vicendevolmente e anche personalmente. Un esperimento per dimostrare che ci si può volere bene rimanendo alunni e professori, che è nella dimensione relazionale che si gioca la costruzione del senso e sta il focus del processo educativo, e che solo così si può dar vita a un vero cambiamento di prospettiva nel quale riporre le speranze di una scuola “buona”.

In un commovente esperimento di scrittura collettiva, un’insegnate di lettere e un gruppo di ragazzi quattordicenni ci raccontano, per una volta insieme, i sogni e le difficoltà di una generazione e ci indicano la via per costruire la “buona scuola”.

Recensione Questo libro documenta un esperimento ben riuscito di condivisione e comunità. Ci presenta i problemi dei ragazzi da vicino, ci permette di capirli e imparare dalle loro storie. I problemi che devono affrontare sono diversi ma troppo spesso comuni: il divorzio dei genitori, la fine di un amore, il rapporto con persone disabili, il razzismo, i pregiudizi, la mancanza di autostima, il sentirsi soli.

Raccontandoci questa esperienza, la prof. Cascio ha parlato di una storia un po’ diversa dalle altre, terribile. Il padre di una delle sue alunne, un giorno, ha preso la pistola, sparato al figlio e poi a se stesso. Questa ragazza ha perso il padre e il fratellino in un modo atroce. Ma si è rialzata: in classe è quella che sorride di più e che tratta tutti con gentilezza, sempre pronta ad aiutare. Ha trasformato il dolore in qualcosa di positivo. È sua la frase che intitola il libro: “Io pretendo la mia felicità (ho pagato tanto e adesso me la merito)”.

Nella classe, grazie a questo lavoro di gruppo, sono diventati tutti molto uniti, non si sono formati i soliti gruppetti esclusivi. Condividere i propri pensieri, i propri sentimenti e paure, sentirsi ascoltati e capiti, ha fatto sì che si creasse un clima di serenità tra gli studenti e tra loro e l’insegnante.

L’adolescenza, si sa, è un periodo particolarmente difficile della vita. Ci si sente incompresi, diversi. Ma spesso per entrare in sintonia, per aiutare, basta solo essere disposti ad ascoltare.

Consiglio questo libro a tutti ma soprattutto a chi lavora o ha a che fare quotidianamente con bambini e adolescenti.

Mi tirate dentro ai vostri sogni, mi portate per mano nelle vostre storie, mi lasciate affondare nei vostri pensieri. Mi scrivete che questo tema vi ha ispirato e che non la finireste mai di scrivere, che vi siete concentrati così tanto che neanche voi sapevate di avere dentro tutto quello che avete scritto. “Maledetta musica”, penso io, ha funzionato ancora una volta. – Rosaria Cascio.

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TITOLO: Io pretendo la mia felicità (ho pagato tanto e adesso me la merito)
AUTORE: Rosaria Cascio e i ragazzi della classe IE del Liceo Regina Margherita di Palermo
CASA EDITRICE: Navarra Editore
GENERE: Narrativa
PREZZO: Copertina flessibile €8,00

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