Breve é bello?

Fumetti, L'Aedo Opinionista

Introduzione Secondo appuntamento con la rubrica più amata dai nostri lettori (ah si? C’è pure chi la legge???). Per l’occasione prenderò spunto da un video della youtuber Lara, del canale Castelli di Carta, a cui vi consiglio di dare un’occhiata perché merita. Trovo difficile rispondere nei commenti dei video quando gli youtuber fanno delle domande, quindi considerate questo come una mega-risposta, e si sa mai che ne esca qualcosa di interessante. Iniziamo… ma prima andate a vedervi il video.

Romanzi Partiamo con la categoria di cui ho meno esperienza. Come infatti saprete se avete letto la pagina “chi siamo”, non sono un lettore da tanto tempo e per questo non mi sono ancora imbattuto volontariamente in romanzi brevi. L’unica lettura breve che ricordo é avvenuta quando ero ancora alle medie, a causa di un maledetto concquelGiornoPiovevaorso a cui la mia scuola partecipava e che praticamente ci obbligava a leggere dei libri (sigh) per poi votare il migliore. Mi sono così imbattuto in “Quel giorno pioveva” di Paola Zannoner, un racconto breve (per ragazzi) che cerca di presentare alle nuove generazioni l’atmosfera che si respirava durante il periodo del terrorismo in Italia. Ricordo lo sconforto e la difficoltà nel leggere quel piccolo libro, seppur così condensato. Non voglio però giudicarlo pesantemente in quanto l’ho letto parecchi anni fa e la mia opinione potrebbe essere offuscata da quello che provavo al tempo per la lettura.

Tuttavia azzardo alcune motivazioni sul perché, a mio avviso, scrivere romanzi brevi é difficile. A me hanno sempre detto che il dono della sintesi non é concesso a tutti. Riassumere una situazione o descrivere in poche righe necessità di molto più lavoro di “levigatura” del testo, che probabilmente non tutti gli autori sono disposti a fare, o semplicemente non ne hanno il dono. Inoltre proprio a causa di questa sinteticità il lettore é costretto a fermarsi dopo la lettura e scavare più approfonditamente nei concetti che l’autore ha dovuto/voluto tagliare, e anche questa non é una cosa che qualsiasi lettore sia disposto a fare; oppure non sempre si é dell’umore adatto per questo tipo di processo. Per questo, magari proprio anche perché sono brevi, in questi casi sono dell’idea che sia necessario rileggerli più volte. Sono d’accordo quindi che la lettura di romanzi brevi possa essere più difficoltosa della lettura di un mattone, tuttavia credo che non sempre la colpa sia dello scrittore, ma in parte anche del lettore.

libro

Mmm no, questo é decisamente troppo lungo…

Fumetti Passiamo alla parte a cui personalmente sono più interessato. Leggendo varie interviste su come gli autori si rapportano con la stesura di una sceneggiatura si trova sempre un denominatore comune: fare fumetti equivale a riassumere. Qualsiasi autore confessa di partire con l’idea di una grande storia, poi taglia il superfluo nella stesura del soggetto, poi taglia ancora nella sceneggiatura, poi taglia ancora quando nei rapporti col disegnatore ci si accorge che qualcosa non funziona.

Questa caratteristica é data, purtroppo/per fortuna, dalla natura del fumetto, ovvero dalla maggior complessità richiesta per crearlo e dalla sua struttura rigida. (Giusto per chiarire, non intendo assolutamente dire che scrivere un fumetto é più difficile che scrivere un libro. Il processo creativo é complesso per entrambi, ma io qui mi riferisco proprio al fatto che due persone devono comunicare, capire la stessa cosa e a loro volta comunicarla con un mezzo completamente differente e con dei limiti di lunghezza imposti dall’editore). L’autore, che é per natura portato a voler esprimere le cose a parole, deve fare grandi sforzi per cercare di trasmettere la maggior parte di informazioni tramite il disegno, riassumendole quindi nella vignetta: gli stati d’animo, le descrizioni, i luoghi in cui si svolge la scena, tutto deve essere inglobato nel disegno, eccetto i discorsi diretti.

Ogni autore deve scontrarsi con i limiti imposti dall’editore o da un particolare stile al quale si conforma (francese, italiano, giapponese, americano…), ed é sempre molto raro trovare albi in cui siano contenute più storie. Secondo me in questo eccellono particolarmente gli americani, dove infatti mi é capitato di leggere intere run formate quasi interamente da storie one-shot che non sono niente male (penso alla recentemente conclusa serie su “Hawkeye” di Matt Fraction, oppure “Moon Knight” di Warren Ellis), mentre mai mi é capitato ad esempio di leggere albi francesi che contengano più di una storia. Per rifarsi un po’ all’articolo della settimana scorsa, un plauso é da fare a “Dragonero”, in cui gli autori, in alcune occasioni, usano un albo e mezzo per raccontare la storia principale e sfruttano le circa 50 pagine finali per raccontare una breve storia su uno dei personaggi secondari.

Insomma, sebbene di per se il fumetto sia un’arte del riassunto, non mi dispiacerebbe poter leggere una maggior quantità di storie “più brevi” di quello che già non sono, anche solo per poter vedere quanto un autore possa ingegnarsi in tecniche per contenere una maggior quantità di informazioni in minor spazio.

time

Video e articoli Passiamo all’ultima parte dell’articolo, che probabilmente meriterebbe una discussione di per sé, ma cercherò comunque di esprimere il mio pensiero. Dall’era di internet sempre più siamo spinti a scrivere post veloci o fare le cose in fretta, sia perché non abbiamo tempo di scriverle sia perché non abbiamo voglia di leggere e di metterci a capire qualcosa. Anche YouTube spinge in quella direzione, avvisando gli autori dei video che se superano una lunghezza di 15 minuti avranno molte meno visualizzazioni. Pensiamo poi a Twitter, che pretende di far esprimere la gente in 140 caratteri (sicuramente qualcuno lo troverà interessante, e avrà le sue buone ragioni, ma quel qualcuno non sono io).

chronometer

Dai, veloce a leggere! Presto che é tardi!

Ci troviamo quindi con gente che fa video orribili che non avrebbero senso di esistere, gente che “pensa” di recensire un’opera scrivendo “bello” o “brutto” in un post su Facebook, magari con in allegato il link dell’affiliazione Amazon così, si sa mai, fanno anche un po’ di soldi. Ma quello che mi fa incavolare é che queste persone hanno sempre più follower, mentre quelli che si fanno in quattro cercando si approfondire un po’ di più la questione e argomentare (o almeno ci provano) vengono automaticamente scartati dagli algoritmi di ricerca perché catalogati come poco interessanti, in quanto la gente non li legge.

Ovviamente é brutto portare tutto sul piano delle “views”, che va tanto di moda, e a me non interessa che il mio blog sia seguito da migliaia di persone. Tuttavia se questo sistema tende a non portare le persone a scoprire i miei articoli, automaticamente impedisce a me di trovare articoli di altri blogger che magari sono più interessanti del post del cavolo su un social network.

Conclusione Tralasciando quest’ultima parte dell’articolo che assomiglia di più ad uno sfogo personale che a un’argomentazione, direi che il sunto della faccenda é che voi vi dovete leggere i miei articoli lunghissimi!!! Ma siccome alla fine di un articolo lunghissimo ci arriva solo chi lo vuole leggere di  per sé, questo articolo non é servito a nulla, ottimo, evvai così!!!
Ok no, a parte gli scherzi, come sempre credo che la conclusione stia nel mezzo: non sempre un’opinione può essere espressa in un video/articolo corto, certe cose necessitano del loro spazio, e la gente al giorno d’oggi tende a dimenticarlo. Tuttavia può essere interessante vedere come certi autori cerchino di condensare informazioni/storie nel minor spazio possibile, magari inventando così qualche nuova tecnica di rappresentazione (nel caso dei fumetti) o nuovi espedienti narrativi (nel caso dei romanzi).
E così finisce lo sproloquio, anche per questo secondo appuntamento. Se siete arrivati fino a questo punto vi ringrazio di cuore, e complimenti per la resistenza. Alla prossima!

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