Oggi, invece di una recensione, vorrei esprimere le mie opinioni su un particolare argomento riguardo il mondo del fumetto, ovvero il digitale. Non essendo mai stato bravo a scrivere a ruota libera su un argomento (la mia prof. del liceo può confermarvelo), cercherò di seguire una struttura schematica anche per questa nuova serie di articoli in cui non parleremo di un’opera in particolare. Iniziamo!

Avviso per le persone stoiche e per quelle pigre: i primi due capoversi sono una mia divagazione (uno sproloquio, appunto) sul tema dei media digitali in genere. Preso dalla foga dello scrivere me ne sono accorto troppo tardi, ma mi sentivo in colpa a cancellare tutta questa roba che ho scritto con molta amorevolezza. Se non interessa, passate subito al paragrafo 3.

Rivoluzione digitale Da qualche anno a questa parte, il mercato della vendita di contenuti di intrattenimento ha subito una grande rivoluzione. Vi ricordate quando, fino a qualche anno fa, entravate nei negozi di dischi musicali a comprare l’ultimo album della vostra band preferita? O l’ultimo film del vostro attore preferito?

Ormai i pochi negozi di dischi musicali che conoscevo hanno chiuso (probabilmente per fallimento) e i dvd/blu-ray si trovano prevalentemente nei centri commerciali. La verità é che il mondo va sempre più di fretta e chi cavolo ha tempo di andare in un negozio di cd quando con due click e un file torrent ho tutta la discografia degli AC/DC sul mio computer? Stessa cosa per i film.

La digitalizzazione del materiale di intrattenimento é, in parte, la risposta delle multinazionali alla pirateria. Abbassando i costi di distribuzione dei prodotti (non dovendo spostare delle copie fisiche) e fornendo un file immediato, sicuro e di buona qualità, molta gente magari rinuncia a scaricare il file illegale, poco sicuro e che comunque deve essere cercato nel web. L’estremizzazione di questo concetto sono servizi ancora più recenti come Spotify e Netflix, che per pochi euro al mese (o addirittura gratuitamente) offrono la possibilità di guardare/ascoltare qualsiasi cosa vogliamo. Un discorso simile si può fare per i libri, anche se la faccenda é un po’ diversa.

E-book più vecchi di me Sebbene la maggior parte della gente pensi che gli eBook esistano da qualche anno a questa parte, la realtà é molto diversa. Infatti la prima apparizione di questo tipo di file é riconosciuta da molti nella data della nascita del “Progetto Gutenberg”. Mano a mano vari formati si sono evoluti fino ad arrivare agli standard odierni, in cui la fanno da padrona i formati .epub e .pdf (e in parte anche .mobi).

Tuttavia ciò che ha portato i libri digitali ad emergere é stata l’invenzione dei lettori digitali, come il Kindle di Amazon, che basandosi su una tecnologia di schermi differente da quelli “comuni”, ha reso la lettura a schermo molto più piacevole. Ma, per quanto se ne parli da tempo e per quanto Amazon sia ormai famosa ovunque, almeno in Italia questo mercato stenta a spiccare il volo. Questo perché molta gente é legata alla copia fisica, al volerla toccare, ammirare, per poi riporla al sicuro nella propria libreria. Un file scaricato, per quanto più comodo da consultare on-the-go, risulta poco tangibile, volatile, aumentando così nelle persone la paura di aver speso soldi per nulla.

Anche io ero una di queste persone. Poi a Natale 2014, per un motivo sconosciuto, ho deciso di regalarmi il Kindle, e da quel giorno é stato amore. Ora non riesco più a leggere libri cartacei (parlo di lettura di narrativa, di piacere; per quanto riguarda lo studio sui libri digitali il discorso é molto diverso). Trovo infatti infinitamente vantaggiosi i lati positivi della lettura in digitale: possibilità di avere tutti i titoli a portata di mano (quante volte vi é capitato di avere dietro un libro che in quel momento non avete voglia di leggere?), estrema portabilità del dispositivo (anche in confronto a un solo libro) e possibilità di adattare la grandezza del font a piacere (quante volte vi é capitato di comprare un libro nella versione economica per risparmiare e poi scoprire che era scritto con grandezza del carattere 8?) pur non avendo problemi di vista di alcun tipo. Considerando questi lati positivi, chi se ne frega di conservare il libro in libreria a prendere polvere?

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E i fumetti? E i fumetti in tutto questo dove sono? Tutto quello di cui ho parlato vale anche per i fumetti? Si e no, alcune considerazioni da fare sono simili ma altre no, e le conclusioni sono diverse. Il mercato dei fumetti digitali, in Italia almeno, é estremamente ridotto. Complice di questo fatto a mio avviso é la natura propria del fumetto: mi spiego meglio. Mentre i libri hanno una struttura più malleabile, che può essere adattata al dispositivo di lettura, questo non é più vero per il fumetto “tradizionale”, che ha una griglia di lettura rigida che non può essere modificata. Questo per quanto riguarda la trasposizione di un fumetto cartaceo in digitale. Infatti negli ultimi tempi si stanno diffondendo sempre di più i webcomics, ovvero fumetti che nascono sul web e che quindi sono pensati per essere usufruiti con dispositivi elettronici. Sebbene questi webcomics in generale non si addicano ai miei gusti (in senso di genere, intendo) questo non vuol dire che non abbiano un alto potenziale.

comixology_logo281I fumetti digitali sono economici Questa é la più grande cavolata dell’universo, ed é, secondo me, proprio il punto in cui il mercato dei fumetti digitale cade. Il più grande portale di fumetti digitali é Comixology, che avrete sentito sicuramente nominare da una qualche parte. Siete mai andati a vedere i prezzi? Sono a dir poco folli. Ne riporto solo un esempio qui di seguito:

  1. Star Wars Shattered Empire, il numero singolo da 20 pagine, digitale su Comixology viene 3,59€
  2. Star Wars l’Impero a Pezzi, pubblicato da panini, brossuratino da 48 pagine che contiene i primi due numeri della serie, tradotti, viene 3,00€

Ora per quanto io non ami proprio la suddetta casa editrice, bisogna ammettere che qui qualcuno mi sta prendendo in giro (e una volta tanto non é la Panini). Avranno aggiunto qualche effetto per rendere la lettura più agevole, ma quel prezzo per una cosa che tecnicamente poi nemmeno possiedo, sicuramente non mi attira.

Netflix a fumetti Quindi cercando di tirare le somme di questo articolo estremamente lungo, direi che escludendo la lettura di fumetti nati apposta per il digitale, l’unica cosa che potrebbe spingermi a leggere fumetti nati cartacei e poi trasposti in digitale sarebbe un servizio molto simile a Netflix, che quindi mi permetta di leggere tutto quello che voglio a un prezzo fisso. La Marvel ha già provato a fare una roba del genere (anche se in realtà se si va a leggere bene, non é che uno può leggere proprio tutto tutto), ora mancano solamente tutte le altre case editrici.

Conclusione Concludendo mi rendo conto che l’articolo é veramente troppo lungo, e non ho nemmeno detto tutto quello che penso. Per adesso però basta così. Se avete voglia, ditemi nei commenti se siete d’accordo o se non lo siete, se leggete in digitale o se non lo apprezzate, oppure qualsiasi cosa vi salti in mente. Vi lascio inoltre il link ad alcuni articoli del blog Dailybaloon molto interessanti, che dicono in pratica quello che ho detto io e tutto quello che avrei voluto dire, e lo fanno in modo molto chiaro e divertente.

Al prossimo sproloquio!!!

Link agli articoli di Dailybaloon

  1. Fumetto digitale: si, no, forse.
  2. Collezionismo e digitale, si può?
  3. Onestà digitale, si può?
  4. Guerra digitale, si può?
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Un pensiero su “Fumetti digitali (e divagazioni)

  1. In primo luogo complimenti per l’articolo, che sintetizza bene lo stato della “questione”.
    Due riflessioni.
    Il problema del prezzo è abbastanza evidente… Per quanto le versioni digitali di graphic novel, perlomeno in Italia, presentino effettivamente una differenza apprezzabile nel prezzo di copertina rispetto alle controparti cartacee (penso per esempio al catalogo Bao, che online costa effettivamente meno), quando si parla di prodotti seriali la faccenda si fa più sottile. Le tariffe di Comixology rimangono per quanto mi riguarda decisamente troppo alte, e questo anche considerando il maggior prezzo di copertina degli albi americani originali.
    L’unica soluzione che mi viene in mente è in effetti quella di un qualche tipo d’abbonamento (ad un intero catalogo o alla singola serie) stile Netflix/Spotify, e di certo ci si muoverà in quella direzione. Direzione che però non è priva di problematiche, come ben esposto da Nicholas de Crecy nel finale di quest’intervista (http://www.linkiesta.it/it/article/2015/10/20/nicolas-de-crecy-il-fumetto-finalmente-e-considerato-una-cosa-per-adul/27862/).
    Una possibile strada alternativa/parallela potrebbe essere, come già parzialmente accade per il mercato discografico e cinematografico, l’inclusione della copia digitale nell’acquisto dell’oggetto fisico. Compri quest’albo dal tuo fumettaro? Dentro c’è anche il codice per scaricarlo sul tuo dispositivo elettronico.
    Tutto ciò ovviamente se parliamo di conversioni digitali di materiale stampato. Il discorso cambia radicalmente se consideriamo contenuti creati apposta per il web…

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